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17.02.2005
Papa nero? No, grazie
Si riuscirà mai ad avere, in questo paese, un dibattito "normale" sull'Africa? Ma il Vaticano non è "questo paese": si tratta di uno stato a parte! Già, il Vaticano. Alcuni giorni fa, come voi ho assistito incredulo, in prima visione e senza pagare nessun supplemento di canone, ad una querelle che mai mi sarei sognato: dichiarazioni e controdichiarzioni di cardinali e vescovi, su imminenti e non imminenti dimissioni del Papa polacco! Surreale. Da cattolico, certo non più praticante, ho fatto allora questa domanda alla chiesa cattolica tutta : "cara Chiesa universale di Cristo, dopo un papa non italiano nel secolo scorso, ci sarà o no, in questo ventunesimo secolo, un papa non europeo, giallo o nero che sia"? Sempre dentro di me, ecco che risponde un'altra voce: "In america, per tutta una epoca, nel cinema l'unica carriera che poteva sognare un giovane attore negro, qualunque sia la sua bravura, era di annoiarsi in ruoli minori, quasi sempre umilianti, ottenendo poi in premio, il diritto di vedere i propri dialoghi doppiati nell'unico linguaggio che era riconosciuto al negro: il linguaggio del deficiente". Nel cinema americano, ormai le cose stanno cambiando. Lentamente; molto lentamente. Quanto alla chiesa cattolica, è inutile negarlo: non c'è niente da fare. I tempi non sono maturi, come si usa dire. La memoria è ancora troppo carica di scorie. Saranno mai maturi, i tempi, in questo secolo? La probabile risposta, la potrebbe indovinare solo quest'uomo.
06.02.2005
Persino l'africa?
Aprendo una settimana fa una sua riflessione su un controverso articolo pubblicato due giorni prima da un quotidiano, un mio stimato collega blogger pose ad alta voce questa incresciosa domanda: "Si riuscirà mai ad avere un dibattito normale sull'Africa"? Tema sul quale la vita quotidiana ci offre un abbondante materiale. Dal quale mi permetto di trarre un piccolo esempio, un modesto contributo per dare ancora più concretezza allimportante argomento sollevato dal quesito. Si tratta di un aspetto sottile, insidioso e soprattutto innipresente ogni volta che si parla d'africa. Alcuni anni fa, un noto opinionista indigeno gettò allopinione pubblica una sua ricetta per mettere fine ai drammi che affliggono vari paesi del continente africano: lunica risposta ai mali dellafrica è il ritorno ad un nuovo colonialismo.... Lo scrisse su un settimanale e, per togliere ogni dubbio a chiunque ne avesse, lo disse anche in televisione. Da allora, [...]ogni volta che mi capita di vedere la sua faccia in televisione o la sua firma sulla carta stampata, mi vengono brividi. E quello che mi è successo ancora alcuni giorni fa, mentre stavo per cominciare di sfogliare il volume 1 della "Storia Universale" pubblicata dal Corriere della Sera. Subito sulla prima pagina, ecco il nome dello mio noto opinionista! Brividi. Incaricato di presentare il volume "lAntico Egitto" ai lettori, sta passando in rivista luso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Evoca per prima lesperienza dellEgitto in questa materia, poi quella della Persia, poi ancora quella dellIrak. Poi viene: Persino in Africa.... A parte questo sistematico "Persino...", vedo che l'illustre opinionista non si è ancora accorto che l'Egitto è un paese che fa parte del continente africano. Infine, ecco un caso fresco fresco. Ieri, nel suo brillante intervento di chiusura del congresso, Piero Fassino non se nè privato. Mentre stava passando in rassegna lirreversibile processo di unificazione delle politiche in corso in varie parti del mondo, dopo lAmerica, lAsia e lEuropa, ecco che Fassino affaccia anche lui il pezzo rituale: Persino lAfrica.... Il fatto che la sindrome non ha risparmiato nemmeno il congresso del partito più rappresentativo della sinistra italiana (alleato naturale dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo?) la dice lunga su quanto è ancora lontano, in questo paese, ogni dibattito normale sull'africa.
02.02.2005
Sotto i tropici
I primi a portarla in trionfo forse furono le anime credenti. Non esistevano ancora i testimoni di Geova, comunque i cristiani furono espliciti al riguardo: "conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi"(Giovanni 8:32). Si sa come si sono poi comportati, attraverso millenni e secoli, vari schieramenti dei credenti: a ciascuno la sua verità, il suo Dio. Guerre, massacri, genocidi ne scaturirono: persino in tempi non molto lontani dai nostri (ci sono ancora guerre di religione in giro?). Poi vennero, ma solo in un secondo tempo, gli scienziati. Giuro che non parlo di quelli che ogni gorno bisticciano con le cosiddette scienze umane. Parlo di quelli veri, la cui religione sta nelle scienze della natura: "scopo della scienza non è di avere ragione, ma di scoprire la verità". Si sa poi quanto, spesso in virtù di principi poco scientifici, molti (non tutti) uomini di scienza si schierano: potenti lobbies, ciascuna portando nel portafoglio la propria verità. Litigano meno sul come fare fare nuovi passi avanti alla verità scientifica, e più sul come spingere interessi di parte, anche miliardari. Non è puro caso se i disaccordi di oggi si ritrovano soprattutto nel temuto campo della genetica: ogm, embrioni umani, biodiversità... I giovani lo hanno capito: non solo per questo, ma anche per questo disertano le facoltà di scienze esatte. In terzo ed ultimo luogo: la verità dei politici. Qui, non parlo più in generale, come sopra: ora parlo solo ed esclusivamante dei politici del paese mio. Ah, non ce la faccio più: di quella loro verità, in quest'istante mi pare troppo difficile parlare. Mi sarà più semplice parlarvi, un giorno, soltanto della loro religione, cioè le buggie: le uniche che, da "laggiù" sotto i tropici, attraversando oceani, monti e deserti, riescono a pervenire fino alle mie orecchie.
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